Era davvero tutto molto bello…
In settimana ci ha lasciato Bruno Pizzul, ultima grande voce degli anni d’oro del calcio italiano. Era ancora il periodo in cui il telecronista non era coadiuvato da un tecnico ex calciatore come ormai siamo abituati ad ascoltare. E Bruno non ne avrebbe avuto bisogno, perché oltre alla leggendaria proprietà di linguaggio aveva anche esperienza calcistica, avendo giocato a buoni livelli, fino alla Serie B con il Catania.
Pizzul era l’idolo di tutti: quella sera a Stoccarda fu eternamente Azzurro
Era amato dai tifosi di tutte le squadre, per la competenza e la passione che trasmetteva in ogni telecronaca. Indimenticabili per noi napoletani i commenti alle partite di semifinale e finale con Bayern e Stoccarda del nostro unico trofeo europeo, la Coppa UEFA 1988/89.
“Un grappolo d’uomini” in un autunno milanese

Autunno 1982, ero da poco arrivato a Milano. L’azienda per cui lavoravo partecipava a tornei amatoriali, in una partita contro i dipendenti Rai giocai contro Pizzul, libero maestoso, piedi buoni e insuperabile di testa. Perdemmo, ma chi se ne frega. In campo c’era un’altra leggenda, l’allenatore del primo scudetto del Napoli. Non Ottavio Bianchi, parlo di Mario Corso. Nel ’79 vinse lo scudetto con la Primavera di cui facevano parte Musella, Caffarelli, Celestini. A fine partita ricevetti una pacca sulla spalla da Mariolino, un gesto affettuoso per me che avevo l’unico merito di essere mancino come lui, passato alla storia come “Il piede sinistro di Dio“. Indimenticabili, che possano continuare a fare divertire angeli e santi in Paradiso.










