M’arricord – Simeone nella storia come Bruscolotti
La storia calcistica di Giovanni Simeone in maglia azzurra finisce qui, ma l’amore ricambiato tra il Cholito e Napoli no. Non c’è tifoso partenopeo che non voglia bene a Giovanni Simeone.
Nessuno dubita che giocare nel Napoli era uno dei sogni della sua vita, c’è riuscito e ha contribuito ai successi azzurri, specialmente il primo anno, con gol pesanti a Cremona, San Siro e in casa con la Roma. Abbiamo tutti negli occhi la gioia fanciullesca dopo il gol al Liverpool.
Io ho un motivo in più per voler bene a Simeone, perchè sono un amante del rugby. Non ho potuto praticarlo da ragazzo, ci ho provato da ultra cinquantenne. Insieme ad altri genitori che avevano iniziato i figli al rugby, mettemmo su una squadra di Old. Dopo un paio di mesi la rottura del tendine del bicipite brachiale, mise fine alla mia carriera, breve ma intensa. Mi sono dovuto accontentare dei Terzi Tempi, dove tutti mi riconoscono un gran talento.
Il Cholito è entrato definitivamente nel mio cuore ( e non ne uscirà più) in Napoli-Juve di gennaio scorso, quando ha fatto un tackle di testa tra i piedi di un bianconero per evitare la ripartenza.
Ai diversamente giovani ha ricordato un gesto simile di Pal ‘e fierr in un infausto Napoli-Juve del dicembre 1974. Eravamo più di 80.000 cuori azzurri, solo alla Domenica Sportiva ci rendemmo conto di come avesse fatto Bruscolotti a evitare il gol di Damiani. Vengono giustamente idolatrati i campioni dotati di tecnica sopraffina, e noi abbiamo avuto il più grande. Ma io ho un debole per quelli che giocano a calcio con spirito rugbistico. “Ho messo la testa dove altri non osano mettere nemmeno un piede”, disse Jean Pierre Rives, leggendario flanker francese. Pal ‘e fierr e 50 anni dopo il Cholito hanno dimostrato che si può entrare nella storia anche senza piedi di velluto se hai un cuore impavido. Ciao ragazzo, ti vorremo sempre bene.
Di Gianfranco Ambrosio










