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Il Napoli soffre e vince nel segno di Lukaku

La visione della partita di ieri sera potrebbe essere utilizzata come strumento di tortura al pari del supplizio della ruota o la bastonatura delle piante dei piedi. Se una delle 2 squadre in campo non fosse stato il Napoli, nessun tifoso partenopeo avrebbe resistito più di 10 minuti. Pronti via gol di Hojlund, persino bello, una palombella alla Enzo D’Angelo, però di testa. Poi il Napoli ha accavallato la coscia e si è acceso la pipa.

Una partita in slow motion, si sperava negli elettrici Allison e Vergara per una scintilla che risvegliasse la creatura, ma anche loro si sono adeguati all’andazzo generale. Avessero segnato un altro gol ci saremmo dedicati ad altro, lasciato la partita in sottofondo e parlato di Sal Da Vinci e Sanremo, la pioggia, domani genovese o ragù? E invece niente, calma piatta, pure l’orologio ha rallentato, costretti a seguire uno stillicidio calcistico con in più il timore che pure una squadra ridicola come il Verona avrebbe potuto pescare un gollonzo.

Come puntualmente avvenuto a metà ripresa. Fallo su Buongiorno che sbilanciato manda fuori. Colombo anzichè fischiare fallo concede l’angolo, dal mucchio un rinvio di testa cade al limite dell’area dove Akpa Akpro più solo di Bobby calcia verso la porta, deviazione di Rasmus e la frittata è fatta. Anzi le pippe in gialloblu hanno addirittura provato a vincerla, spinti dai simpatici figli di butei sugli spalti. Sono già con un piede nella fossa, ma ci odiano, volevano almeno la soddisfazione di farci perdere il piazzamento Champions. Da quasi astemio ho avuto bisogno di un secondo cordiale attinto dalle bottiglie del mio compagno di fede e sofferenza. Forse incosciamente cercavo la cicuta per mettere fine ai miei giorni come Romeo.

E invece la tragedia shakespiriana ha avuto un finale diverso, è morta solo Giulietta, Romelu si è salvato e noi con lui. E’ un’annata affatturata, una squadra sconvolta dagli infortuni, che aveva trovato un imprevedibile quadratura per un dicembre dominante, ha perso prima Neres, il perno su cui girava questo nuovo equilibrio, poi i 2 pilastri difensivi Di Lorenzo e Rrahmani, da settimane il decatleta Mc Tominay. De Bruyne e Anguissa sono assenti da mesi, del centrocampo dei sogni costruito in estate è sopravvisuto solo Lobotka, che ovviamente mostra segni di usura.

Ci teniamo a galla aggrappandoci a quel che abbiamo, continuando a perdere pezzi e sperando di recuperarne qualcuno. L’approdo è ancora lontano, chi parla di calendario favorevole non vuole guardare la realtà. Soffriremo in tutte le partite, accettiamolo e sosteniamo questi ragazzi fino alla fine.

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