Dura ormai da 70 giorni il silenzio stampa del Napoli, un silenzio per molti immotivato di cui pochi conoscono la ragione. C'è chi ha pensato alla scaramanzia ma probabilmente si dovrebbe associare alla necessità di non parlare troppo e fuori luogo.

Di solito il silenzio stampa si impone quando una squadra vive una crisi di risultati tale da doverla proteggere dalle critiche, quello imposto agli azzurri è arrivato dopo una vittoria rabbiosa ed orgogliosa. Dopo il devastante periodo post Ancelotti, quando si parlava di ammutinamento, multe, spogliatoio in rivolta, l'arrivo di Gattuso sembrava aver riportato un minimo di equilibrio e serenità. Probabilmente così non è stato visto che, per quanto i suoi risultati sembravano migliorare, ancora in campo non si respirava un clima tranquillo. Il mister di Corigliano ha improntato a sua somiglianza il gioco ma non è riuscito a trasmettere un carattere definito. Si scende in campo cercando di portare a casa il risultato e non sempre è riuscito nel suo intento visto che nel giro di pochi giorni siamo usciti dalle Coppe e ci siamo ritrovati a metà classifica. Dopo un inizio di Campionato entusiasmante e promettente, il Napoli si è smarrito di nuovo e una vera e propria inversione di marcia non si è vista se non nel ricordo di Diego Armando Maradona. Si sono stretti intorno al loro simbolo ricercando le proprie origini, i fondamenti dell'amore profondo per la maglia, spesso sorvolando sulle intemperanze dell'allenatore e del Presidente. Ma questi ragazzi hanno bisogno di una guida, un figura capace di prenderli per mano ed indicargli la strada giusta per proseguire e ritrovarsi. 

Oggi li vediamo scendere in campo ma manca lo spirito di unità, manca il gruppo

Nel momento in cui andavano difesi, Gattuso si è scagliato contro i social che ciarlavano di fatti privati. Con una panchina al 70% infortunata, andavano esaltati i pochi che partita dopo partita si spendevano senza risparmiarsi, senza giustificazioni sull'impossibilità di schierare gli altri. Le parole dopo il Granada: "Anche se dovessimo passare, dove andiamo senza giocatori?" andavano lette al netto della delusione per la sconfitta. Ma come dovevano interpretarle i giocatori se non come una certezza di non essere abbastanza? Sono tanti i passi falsi fatti da Rino, e ha fatto bene il Presidente a zittirlo. Quando il Campionato è iniziato eravamo abbastanza: addirittura ci si lamentava che non tutti riuscivano a giocare. Poi c'è stata tanta sfortuna, è vero... ed a quel punto poteva gestirla diversamente. 

Ma l'inesperienza si è fatta sentire forte: è facile vincere quando hai tanti giocatori, il talento viene fuori nelle difficoltà. Lui invece si è messo a piagnucolare ed ha svilito ancora di più dei giovani che cercavano di riemergere da un periodo che in ogni caso li ha segnati anche psicologicamente. Ma se non ci crede un mister nei propri giocatori, come possono crederci loro? E allora che ben venga il silenzio stampa, se non hai niente di positivo da dire: stai zitto.

Che poi ci siano delle fratture tra mister e società non è incredibile, De Laurentiis non è noto per rendere la vita facile ed accontentare le richieste ma del resto proprio a Gattuso ha concesso molto più che agli altri. Gli ha dato fiducia e carta bianca ed in cambio abbiamo avuto polemiche e chiarimenti con i tifosi. 

Ci dobbiamo rassegnare ad aspettare la fine di questo campionato anomalo e silenzioso per capire cosa accadrà di questa squadra. Magari anche questo servirà a temprarli, perchè quella che Quagliarella ha chiamato "telecronaca in campo" da parte di Gattuso sembra ogni volta di più un tentativo disperato di riportarli ad un gioco che lui prova ad imporre con scarsi risultati. Vincono quando si sentono sicuri e liberi di giocare, quando non vengono costretti a difendersi e soprattutto non scendono in campo con un'idea di sudditanza psicologica com'è accaduto contro la Juventus.

 

di Alessandra Criscuolo