La regola 12 del Regolamento del Calcio recita così "se un calciatore commette un’infrazione fuori del terreno di gioco, il gioco verrà ripreso con un calcio di punizione eseguito dalla linea perimetrale nel punto più vicino a quello in cui è accaduta l’infrazione". Punizione e non rigore! Quindi, se pure ci fosse stato fallo su Chiesa (e forse c'era) essendo accaduto fuori dal terreno di gioco non era sanzionabile con la massima punizione. A noi manca il rigore, a voi no.

Amma parlà? E parlamm! 

La partita tavolino finalmente giocata ieri sera ha visto in campo due squadre: una più disperata dell'altra. Da un lato il Napoli, reo di non essersi presentato in campo il 4 ottobre perchè fermato dall'Asl per le prescrizioni anti Covid, regolamentazione ideata per lo Stato Italiano e non solo per la provincia campana, ma ovviamente recepita solo in situazione di comodo dal resto d'Italia. Infatti, la Figc non ha ritenuto valida l'intromissione della Legge Italiana nel mondo ovattato e protetto del Giuoco Calcio, di suo completo e discrezionale appannaggio. Siamo arrivati a scomodare vari gradi di giudizio per poi veder annullare l'iniziale penalizzazione inflitta al Napoli con l'obbligo di rigiocare la partita. Tutto ciò non cancella la farsa che è andata in scena quella sera sul terreno di gioco dell'Allianz, ma il resto del mondo ha ringraziato: non hanno mai riso tanto!

Questo famigerato e maldigerito recupero, inizialmente previsto per il 17 marzo, è stato ulteriormente spostato al 7 aprile su richiesta di entrambe le società e la Lega Serie A ha deciso che "essendo state eliminate entrambe le squadre dalle coppe europee, non c'era più bisogno di giocare la partite nella prima data utile". Apriti cielo! Si è lamentata la Roma, prossima avversaria del Napoli che ha fatto notare come il i partenopei avrebbero beneficiato di qualche giorno in più di riposo rispetto a loro che invece la partita di Coppa l'avrebbero giocata. Non si è lamentato il Benevento che avrebbe dovuto invece affrontare la Juve come brava bestia al macello, ovviamente non si aspettavano di vincere i cugini campani: nessuno avrebbe potuto immaginare che il troppo riposo nuocesse alla squadra bianconera! 

Dall'altro lato invece, la corazzata bianconera. Ci si stupisce sempre di dove possa arrivare l'ipocrisia di alcuni dirigenti che pur trovandosi di fronte a continui comportamenti ANTISPORTIVI dei propri tesserati, chiude entrambi gli occhi. Ma come ci piace ripetere nel profondo Sud: "'O pesc' fet semp' ra cap!" (il pesce comincia sempre a puzzare dalla testa). Non bastassero il calcio scommesse e le varia condanne, la nuova frontiera da abbattere con la consueta arroganza bianconera sono le regole anti-covid. E quindi cosa importa se i propri giocatori vengono colti a festeggiare (come ogni settimana) e di conseguenza multati, segnalati tra l'altro da un vicino per schiamazzi notturni (sarà stato tifoso del Toro! n.d.r.); una multa e poi via in campo a giocare contro quella pericolosissima squadra dai colori azzurri. Per non parlare del piccolo, sottovalutato e bistrattato Dybala: fuori squadra per mesi a causa (dicono) infortunio ma incredibilmente recuperato per ieri. Le malelingue parlano di problemi di spogliatoio tra prime donne, ma considerando che ieri la stella splendente del calcio mondiale ha passeggiato nella nostra area in attesa di una palla buona... forse il buon Paulo serve ancora.

In campo tutta l'artiglieria pesante: giocatori da milioni e milioni di euro perchè poi dopotutto, contro la famosa difesa del Napoli, vuoi non schierare tutti ma proprio tutti?  

E allora forse noi siamo troppo critici nei confronti dei nostri giocatori, non ci rendiamo conto che le altre squadre ne hanno paura. Forse non riconosciamo il loro valore perchè con la penuria di risultati di quest'anno siamo stati troppo veloci a condannarli. La verità è che ci siamo abituati a vederli come giganti ma spostando lo sguardo in basso: hanno i piedi d'argilla. Non fanno davvero paura, urlano, si agitano, ma alla fine possono essere neutralizzati e magari anche battuti e il Benevento ce lo aveva spiegato, solo che noi ieri sera non ne abbiamo ascoltato il messaggio. Siamo scesi in campo col solito timore reverenziale, abbiamo subito nel primo tempo salvo poi capire che alla fine noi siamo una squadra, loro invece sono undici giocatori e la differenza è tutta lì. Dovevamo approfittare e puntare sulla vera forza che ci sostiene: l'orgoglio e l'amore per la nostra maglia.

Poi le recriminazioni servono a poco: il rigore su Piotr era sacrosanto, quello su Chiesa inesistente. Il secondo tempo, quando ci siamo svegliati, il loro giocatore migliore è stato Buffon: qualcosa vorrà dire.