Quando Napoli e Roma si incontrano i cuori si scaldano. Lo chiamavano "Derby del Sole" perchè l'asse era l'autostrada A1, altri lo chiamavano "Derby del Sud" perchè Napoli e Roma erano le due squadre rappresentative di una realtà ignorata da un campionato dominato dal Nord.

La storia narra che nella stagione 1927/28 della Divisione Nazionale, il Napoli e le due squadre dalla cui fusione nacque la Roma non riuscirono ad accedere ai gironi finali e disputarono la Coppa Coni 1928 incontrandosi per la prima volta. La prima di numerosi incontri, da allora le squadre ebbero accesso alla Serie A  tra Campionato, Coppa Italia ed amichevoli hanno disputato 149 incontri ufficiali.  

Questi i dati buoni per le statistiche, ma cosa realmente ci racconta la storia di questo Derby?

Occorreva combattere lo strapotere delle squadre del Nord, affermarsi nel calcio un po' come nella vita: fatta di ingiustizie e soprusi. Milan, Inter e soprattutto Juventus erano le squadre, i simboli, da battere. Pur essendo avversarie in campo, l'importante era rima che una squadra del Sud vincesse. 

Un po' per i sentimenti e un po' per la vicinanza degli stadi, questa partita rappresentava un momento di festa. La trasferta diventava l'occasione di una gita fuori porta, partivano le famiglie, le carovane di amici e chi non entrava allo stadio restava nei prati a vivere l'incontro insieme. Attaccati alle radioline o con la radio della macchina al massimo volume, chi vinceva festeggiava brindando e chi perdeva si consolava allo stesso modo. La rivalità in campo era sana e i tifosi di entrambe le fazioni ospitavano quelli in trasferta in casa propria. Un sodalizio che si trasformo' presto in un gemellaggio negli anni '80, quando Falcao e poi Cerezo ma soprattutto Krol e poi Maradona, portarono entrambe le squadre ad essere competitive ed ottenere importanti risultati.  

Poi però le cose sono cambiate, possiamo cercare degli alibi ma la realtà parla di agonismo puro

Qualcuno fa risalire la data della rottura del gemellaggio al 25 ottobre del 1987, quando durante Roma-Napoli, con i partenopei sotto di un gol e con due uomini in meno, riuscirono a pareggiare il match. La colpa se l'addossò Salvatore Bagni che fece il gesto dell'ombrello sotto la curva dei romanisti, chiese scusa ma non venne perdonato. I bei tempi di quando i giocatori invece di aizzare le folle preferivano passare per stupidi pur di non far degenerare le frizioni.

La verità è che le due squadre iniziarono a lottare per lo scudetto, si facevano largo sempre di più in Serie A e la rivalità sugli spalti e la voglia di vincere presero il posto della goliardie e dei buoni sentimenti. Ma non è tutto, il Napoli aveva ingaggiato Bruno Giordano dalla Lazio e data la rivalità accesa tra le due squadre, i tifosi romanisti non l'avevano presa bene: l'odio per l'ex laziale risultò più forte dell'amore per gli azzurri. E forse la prima crepa nel sodalizio si può far risalire proprio ad un anno prima quando il 26 ottobre del 1986 (l'anno del primo, storico, scudetto azzurro) quando durante lo scambio rituale dei vessilli in campo i romanisti alzarono dei cori contro Giordano. Timidamente i napoletani se la presero con Bruno Conti, ma ormai il danno era fatto. Esattamente 364 giorni dopo, durante la partita incriminata, il tifoso napoletano porse il vessillo al romanista che lo mandò platealmente al diavolo e dalla curva piovve di tutto all'indirizzo del malcapitato. 

Il Napoli di Maradona era diventato vincente e in seno aveva una serpe laziale, ecco perchè la crepa divenne frattura

Da quel giorno i romanisti ci accomunarono alle squadre del Nord, eravamo da battere. E come le tifoserie di quelle squadre, cominciarono a sentire la nostra puzza ed ad invitare il Vesuvio a darci una ripulita. 

Ovviamente, gli scontri sono diventati all'ordine del giorno e tristi parentesi luttuose li hanno caratterizzati. Non ultimo l'omicidio di Ciro Esposito durante la finale di Coppa Italia che il Napoli doveva disputare contro la Fiorentina all'Olimpico, in quel caso i tifosi romanisti neanche avrebbero dovuto esserci eppure ci aspettarono.

Che tifosi di Roma e Napoli siano in conflitto invece di compattarsi contro

il vero avversario è massima testimonianza di ottusità di un mondo del calcio,

perfetta espressione delle pulsazioni del Paese. cit. Angelo Forgione

In un periodo in cui gli stadi sono interdetti ai tifosi per l'emergenza pandemica, sembra essersi assopito il pensiero dello scontro fisico. La dimostrazione di forza fisica si è tramutata in forza mediatica sui social e almeno quella non ti manda all'ospedale. Ma per quanto il gesto di Bruno Conti, che alla morte di Diego ha cercato di ricucire lo strappo, sia stato apprezzato dai napoletani; non vi sono dubbi che il fuoco continua ad ardere sotto la cenere.