Un compleanno speciale per Max Viggiani, giornalista e speaker radiofonico che compie 50 anni. Un napoletano a Milano come tanti che, però, attraverso la sua professione è entrato nelle case degli italiani.

Milano Azzurra, considerando il profondo legame di amicizia, ha voluto, nel limite del consentito, omaggiare Max facendogli gli auguri con una torta ad hoc, preparata direttamente dallo staff di Ciccio Pizza, ristorante e pizzeria nonché covo di Milano Azzurra.

Un modo particolare per omaggiare e consolidare la stima e l'affetto reciproco per un compleanno... al Max.

Dura ormai da 70 giorni il silenzio stampa del Napoli, un silenzio per molti immotivato di cui pochi conoscono la ragione. C'è chi ha pensato alla scaramanzia ma probabilmente si dovrebbe associare alla necessità di non parlare troppo e fuori luogo.

Di solito il silenzio stampa si impone quando una squadra vive una crisi di risultati tale da doverla proteggere dalle critiche, quello imposto agli azzurri è arrivato dopo una vittoria rabbiosa ed orgogliosa. Dopo il devastante periodo post Ancelotti, quando si parlava di ammutinamento, multe, spogliatoio in rivolta, l'arrivo di Gattuso sembrava aver riportato un minimo di equilibrio e serenità. Probabilmente così non è stato visto che, per quanto i suoi risultati sembravano migliorare, ancora in campo non si respirava un clima tranquillo. Il mister di Corigliano ha improntato a sua somiglianza il gioco ma non è riuscito a trasmettere un carattere definito. Si scende in campo cercando di portare a casa il risultato e non sempre è riuscito nel suo intento visto che nel giro di pochi giorni siamo usciti dalle Coppe e ci siamo ritrovati a metà classifica. Dopo un inizio di Campionato entusiasmante e promettente, il Napoli si è smarrito di nuovo e una vera e propria inversione di marcia non si è vista se non nel ricordo di Diego Armando Maradona. Si sono stretti intorno al loro simbolo ricercando le proprie origini, i fondamenti dell'amore profondo per la maglia, spesso sorvolando sulle intemperanze dell'allenatore e del Presidente. Ma questi ragazzi hanno bisogno di una guida, un figura capace di prenderli per mano ed indicargli la strada giusta per proseguire e ritrovarsi. 

Oggi li vediamo scendere in campo ma manca lo spirito di unità, manca il gruppo

Nel momento in cui andavano difesi, Gattuso si è scagliato contro i social che ciarlavano di fatti privati. Con una panchina al 70% infortunata, andavano esaltati i pochi che partita dopo partita si spendevano senza risparmiarsi, senza giustificazioni sull'impossibilità di schierare gli altri. Le parole dopo il Granada: "Anche se dovessimo passare, dove andiamo senza giocatori?" andavano lette al netto della delusione per la sconfitta. Ma come dovevano interpretarle i giocatori se non come una certezza di non essere abbastanza? Sono tanti i passi falsi fatti da Rino, e ha fatto bene il Presidente a zittirlo. Quando il Campionato è iniziato eravamo abbastanza: addirittura ci si lamentava che non tutti riuscivano a giocare. Poi c'è stata tanta sfortuna, è vero... ed a quel punto poteva gestirla diversamente. 

Ma l'inesperienza si è fatta sentire forte: è facile vincere quando hai tanti giocatori, il talento viene fuori nelle difficoltà. Lui invece si è messo a piagnucolare ed ha svilito ancora di più dei giovani che cercavano di riemergere da un periodo che in ogni caso li ha segnati anche psicologicamente. Ma se non ci crede un mister nei propri giocatori, come possono crederci loro? E allora che ben venga il silenzio stampa, se non hai niente di positivo da dire: stai zitto.

Che poi ci siano delle fratture tra mister e società non è incredibile, De Laurentiis non è noto per rendere la vita facile ed accontentare le richieste ma del resto proprio a Gattuso ha concesso molto più che agli altri. Gli ha dato fiducia e carta bianca ed in cambio abbiamo avuto polemiche e chiarimenti con i tifosi. 

Ci dobbiamo rassegnare ad aspettare la fine di questo campionato anomalo e silenzioso per capire cosa accadrà di questa squadra. Magari anche questo servirà a temprarli, perchè quella che Quagliarella ha chiamato "telecronaca in campo" da parte di Gattuso sembra ogni volta di più un tentativo disperato di riportarli ad un gioco che lui prova ad imporre con scarsi risultati. Vincono quando si sentono sicuri e liberi di giocare, quando non vengono costretti a difendersi e soprattutto non scendono in campo con un'idea di sudditanza psicologica com'è accaduto contro la Juventus.

 

di Alessandra Criscuolo

La regola 12 del Regolamento del Calcio recita così "se un calciatore commette un’infrazione fuori del terreno di gioco, il gioco verrà ripreso con un calcio di punizione eseguito dalla linea perimetrale nel punto più vicino a quello in cui è accaduta l’infrazione". Punizione e non rigore! Quindi, se pure ci fosse stato fallo su Chiesa (e forse c'era) essendo accaduto fuori dal terreno di gioco non era sanzionabile con la massima punizione. A noi manca il rigore, a voi no.

Amma parlà? E parlamm! 

La partita tavolino finalmente giocata ieri sera ha visto in campo due squadre: una più disperata dell'altra. Da un lato il Napoli, reo di non essersi presentato in campo il 4 ottobre perchè fermato dall'Asl per le prescrizioni anti Covid, regolamentazione ideata per lo Stato Italiano e non solo per la provincia campana, ma ovviamente recepita solo in situazione di comodo dal resto d'Italia. Infatti, la Figc non ha ritenuto valida l'intromissione della Legge Italiana nel mondo ovattato e protetto del Giuoco Calcio, di suo completo e discrezionale appannaggio. Siamo arrivati a scomodare vari gradi di giudizio per poi veder annullare l'iniziale penalizzazione inflitta al Napoli con l'obbligo di rigiocare la partita. Tutto ciò non cancella la farsa che è andata in scena quella sera sul terreno di gioco dell'Allianz, ma il resto del mondo ha ringraziato: non hanno mai riso tanto!

Questo famigerato e maldigerito recupero, inizialmente previsto per il 17 marzo, è stato ulteriormente spostato al 7 aprile su richiesta di entrambe le società e la Lega Serie A ha deciso che "essendo state eliminate entrambe le squadre dalle coppe europee, non c'era più bisogno di giocare la partite nella prima data utile". Apriti cielo! Si è lamentata la Roma, prossima avversaria del Napoli che ha fatto notare come il i partenopei avrebbero beneficiato di qualche giorno in più di riposo rispetto a loro che invece la partita di Coppa l'avrebbero giocata. Non si è lamentato il Benevento che avrebbe dovuto invece affrontare la Juve come brava bestia al macello, ovviamente non si aspettavano di vincere i cugini campani: nessuno avrebbe potuto immaginare che il troppo riposo nuocesse alla squadra bianconera! 

Dall'altro lato invece, la corazzata bianconera. Ci si stupisce sempre di dove possa arrivare l'ipocrisia di alcuni dirigenti che pur trovandosi di fronte a continui comportamenti ANTISPORTIVI dei propri tesserati, chiude entrambi gli occhi. Ma come ci piace ripetere nel profondo Sud: "'O pesc' fet semp' ra cap!" (il pesce comincia sempre a puzzare dalla testa). Non bastassero il calcio scommesse e le varia condanne, la nuova frontiera da abbattere con la consueta arroganza bianconera sono le regole anti-covid. E quindi cosa importa se i propri giocatori vengono colti a festeggiare (come ogni settimana) e di conseguenza multati, segnalati tra l'altro da un vicino per schiamazzi notturni (sarà stato tifoso del Toro! n.d.r.); una multa e poi via in campo a giocare contro quella pericolosissima squadra dai colori azzurri. Per non parlare del piccolo, sottovalutato e bistrattato Dybala: fuori squadra per mesi a causa (dicono) infortunio ma incredibilmente recuperato per ieri. Le malelingue parlano di problemi di spogliatoio tra prime donne, ma considerando che ieri la stella splendente del calcio mondiale ha passeggiato nella nostra area in attesa di una palla buona... forse il buon Paulo serve ancora.

In campo tutta l'artiglieria pesante: giocatori da milioni e milioni di euro perchè poi dopotutto, contro la famosa difesa del Napoli, vuoi non schierare tutti ma proprio tutti?  

E allora forse noi siamo troppo critici nei confronti dei nostri giocatori, non ci rendiamo conto che le altre squadre ne hanno paura. Forse non riconosciamo il loro valore perchè con la penuria di risultati di quest'anno siamo stati troppo veloci a condannarli. La verità è che ci siamo abituati a vederli come giganti ma spostando lo sguardo in basso: hanno i piedi d'argilla. Non fanno davvero paura, urlano, si agitano, ma alla fine possono essere neutralizzati e magari anche battuti e il Benevento ce lo aveva spiegato, solo che noi ieri sera non ne abbiamo ascoltato il messaggio. Siamo scesi in campo col solito timore reverenziale, abbiamo subito nel primo tempo salvo poi capire che alla fine noi siamo una squadra, loro invece sono undici giocatori e la differenza è tutta lì. Dovevamo approfittare e puntare sulla vera forza che ci sostiene: l'orgoglio e l'amore per la nostra maglia.

Poi le recriminazioni servono a poco: il rigore su Piotr era sacrosanto, quello su Chiesa inesistente. Il secondo tempo, quando ci siamo svegliati, il loro giocatore migliore è stato Buffon: qualcosa vorrà dire.

 

 

La situazione è sempre più delicata ma soprattutto imbarazzante. Non è questione di vincere o perdere, almeno si dovrebbe capire che la difesa è forse il più importante dei reparti di gioco in campo. Se l'attacco si perde o non finalizza, se il centrocampo si perde l'uomo o subisce una ripartenza, la difesa DEVE essere compatta e rintuzzare gli attacchi. Noi invece abbiamo paura ogni volta che la palla arriva nella nostra area! 

Nei limiti e nelle possibilità che ogni giocatore ha, almeno cerchiamo di non aiutare troppo gli avversari. Invece, davanti la nostra porta ogni partita si consuma un guerra intestina: scarico di responsabilità ed estrema sufficienza nell'affrontare le marcature ed i disimpegni. Dipendiamo da Ospina nella gestione del reparto perchè Meret ancora sotto questo aspetto non è pronto, dipendiamo da Kalidou per le marcature più rognose e gli anticipi senza fallo, sempre che anche lui sia in partita. Il ritorno di Ghoulam ci aveva fatto ben sperare per la corsia mancina a cui da troppo tempo viene adattato Mario Rui, di cui apprezziamo certamente la buona volontà ma che inevitabilmente ci fa sobbalzare ad ogni incursione centrale. Ad Insigne manca il supporto e lo scambio verticale e questo spesso ne limita l'efficacia, per non parlare delle difficoltà che il portoghese accusa nella gestione di avversari più veloci e tecnici. Purtroppo Ghoulam s'è di nuovo infortunato quindi bisogna assolutamente agire nella prossima sessione di mercato, con convinzione questa volta, perchè il reparto fa rifondato non rinforzato. Tutti questi giocatori in scadenza o adattati alla posizione non aiutano il progetto, anzi ne inficiano decisamente l'efficacia e la stabilità. La squadra sembra aver ritrovato la serenità ma quando un capitano esce e nel cambio chiede attenzione a non prendere gol (con espressione magari più colorita) è evidente che la fiducia nei propri compagni vacilla.